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Colloquio con l'italiano che riscopre Federico

Intervista a Giorgio Colli di Alfredo Todisco. Titolo redazionale "Colloquio con l'italiano che riscopre Federico". L'intervista viene pubblicata sul Corriere della Sera di martedì 23 luglio 1974, p. 3.La settimana seguente Mazzino Montinari risponde a Colli con una lettera al Corriere, il 30 luglio 1974.  Montinari spiega i motivi di disaccordo con l'amico e principale collaboratore nell'impresa di pubblicazione delle Opere complete di Friedrich Nietzsche.

Sta per uscire Dopo Nietzsche (ed. Adelphi) un saggio critico in cui Giorgio Colli mette a fuoco la sua lunga e acuta frequentazione del filosofo di Roecken. Colli, con Mazzino Montinari, è il curatore della edizione critica delle opere complete e dei testi finora inediti di Federico Nietzsche, che l'Adelphi va pubblicando dal 1964.
[Todisco ] - «Nietzsche sembra tornato di moda. In questi ultimi tempi il discorso intorno all'autore di Così parlò Zarathustra si infittisce. Il 5 luglio scorso Le Monde ha dedicato al filosofo un ampio servizio in prima pagina col titolo Nietzsche nostro contemporaneo?, cui seguiva la notazione: "egli sembra divenirlo ogni giorno di più". Professore Colli, lei che è uno dei principali responsabili del risveglio intorno al pensatore tedesco, condivide questo punto di vista? Nietzsche è moderno?».
[Colli] - «Posso rispondere sì e no: ma bisogna stare attenti a non fare confusione. Se si vuol dire che Nietzsche oggi interessa, egli è modernissimo. È l'interlocutore per eccellenza di chiunque voglia fare filosofia dal punto di vista della conoscenza, e costituisce un punto di riferimento culturale, che si può respingere o accettare, ma da cui non si può assolutamente prescindere. Nel quadro filosofico degli ultimi cento anni, egli lascia indietro qualunque altro pensatore. In questo senso Nietzsche è il più moderno di tutti.
«Per quanto riguarda invece il contenuto delle sue ultime meditazioni egli è del tutto antimoderno. Egli è il critico radicale della società contemporanea in tutti i suoi aspetti. Sta dalla parte opposta delle principali tendenze che hanno credito nel nostro tempo: democrazia, progresso, ugualitarismo, benessere economico, pacifismo, che egli considera altrettanti segni della decadenza.
«La negazione virulenta di questi "valori" viene da lontano. Discende dalla sua visione universale del mondo, dal suo giudizio generale della storia che, per lui, costituisce un mezzo di corruzione dell'uomo e di negazione della vita. Fra i tratti del suo antimodernismo, va ricordato il continuo disprezzo in cui egli tiene il momento economico, che invece oggi compenetra e sottende le dottrine contemporanee come forse mai in passato. Per Nietzsche l'obbiettivo economico non è che una manifestazione periferica e triviale di quella volontà di potenza che egli pone metafisicamente all'origine dell'avventura umana.
«Per capire la dura requisitoria di Nietzsche contro il mondo contemporaneo bisogna risalire al centro focale del suo pensiero: ovvero alla polemica contro la "morale", in quanto falsificazione dei veri valori della vita e dell'esistenza. Nietzsche si scagliava contro il mondo moderno, perché lo considerava come una continuazione del principio cristiano che egli era andato investendo criticamente fin dalle sue prime origini. Sotto i più diversi aspetti e convinzioni della nostra epoca egli fiutava odore d'incenso, ivi compreso il socialismo che considerava niente altro se non un travestimento del cristianesimo».
- «Qual'era il motivo dell'avversione di Nietzsche per la morale e per la morale cristiana in particolare»?
«Nietzsche sentiva la morale come una calunnia della vita. La vita, secondo lui, doveva invece essere accettata così come è realmente, con tutta la sua crudezza e asperità, ma nella sua essenza autentica».
- «Nietzsche è stato considerato ispiratore delle dottrine di destra, del razzismo, del fascismo, del nazismo. Lei, caro Colli, ha contribuito a mettere in chiaro come questa "appropiazione" sia arbitraria, e costituisca un travisamento, una vera e propria prevaricazione del complesso e polivalente messaggio nicciano. Dopo l'utilizzazione da destra, sta affiorando una tendenza opposta: una rivalutazione di Nietzsche da sinistra che fa capo a molti studiosi francesi tra i quali George Battalle, Foucoult, Deleuze, Derida [sic]. Che cosa ne pensa?».
- «Anche questo tentativo mi sembra alquanto arbitrario. La voga di Nietzsche presso molti estremisti di sinistra, può forse spiegarsi col fatto che Nietzsche è stato un contestatore per eccellenza dei valori costituiti. Nel Crepuscolo degli idoli, alla domanda come si faccia filosofia, egli risponde "col martello". Spaccando tutto, abbattendo i miti e le tradizioni. Donde il nome che gli viene dato di "filosofo col martello"».
- «Già a 28 anni, nelle sue conferenze sull'Avvenire delle nostre scuole, egli demolisce il sistema di istruzione germanico che considera uno strumento di asservimento allo Stato. Non vi sono in questi scritti molti accenti affini alla contestazione studentesca di oggi?».
- «Sì. Ma la requisitoria di Nietzsche avveniva da un angolo aristocratico. Egli lamentava la democratizzazione della cultura come involgarimento e "lenta barbarie". Se l'atteggiamento esterno può ricordare certi spiriti dei gruppuscoli, il messaggio reale di Nietzsche non vi si adatta.
«In realtà Nietzsche rifiutava la cultura moderna in blocco: e perciò qualsiasi tentativo di portarlo a destra o a sinistra è arbitrario. Nietzsche è contro la storia. E' contro la politica. E' contro tutti. Non possiamo fare a meno di fare i conti con il suo pensiero, ma lui non si colloca nelle nostre idee».
- «Qual'è il mondo che Nietzsche avrebbe vagheggiato?».
- «Beh, il mondo greco. Quello prima di Socrate, naturalmente. Nietzsche sentiva il rimpianto della naturalità che permeava l'antica società ellenica».
- «Il mondo greco era un mondo molto evoluto: cioè un mondo che aveva preso le distanze dalla natura selvaggia. Che cosa era dunque la naturalità che Nietzsche mostrava di rimpiangere?».
- «L'assenza di ipocrisia. L'accettazione della realtà della vita. "al di là della morale". Nietzsche vedeva l'ipocrisia nello scarto fra la natura intima dell'uomo e quello che la morale vorrebbe che fosse. La sua ammirazione per Tucidide è eloquente. In Tucidide la storia è la dichiarazione della natura dell'uomo nella sua cruda verità. I greci, per Nietzsche, non erano dei travestiti; mentre oggi ogni ribalderia tenta di ricoprirsi di giustificazioni etiche...
«Nietzsche, insomma, non voleva illudersi con delle belle favole. Giudicava il mondo per quello che è, penetrato di violenza e di crudeltà. Ma in questa sua diagnosi disincantata non vi era alcun compiacimento, nessun cinismo. Solo il pathos della verità».
- «La dura polemica di Nietzsche contro la morale, non nasconde la convinzione che la natura dell'uomo è immutabile?».
- «Certo. Nietzsche considerava la natura come qualcosa di fatale: non manipolabile o trasformabile nella sua profonda essenza».
 
 

Archivio Giorgio Colli, Firenze.

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